E1 - Tratto siciliano

 

Tronco Peloritani - Nebrodi - Alcantara

 

Giunti al Porto di Messina provenendo dalla Calabria, risalta subito la presenza di una catena montuosa che sorge alle spalle della città siciliana.

Il territorio settentrionale dell’Isola è infatti occupato da rilievi montuosi appenninici che, dopo la depressione sottomarina presso lo stretto di Messina, emergono in Sicilia e proseguono verso sud, per poi volgere ad ovest. Questa catena di Monti prende i nomi di: Peloritani, Nebrodi, e Madonie.

Il sentiero E1 in Sicilia s’ inerpica alle spalle di Messina seguendo le tracce di un’antichissima strada di montagna chiamata dai locali “dorsale” o “strada militare”, nomi che testimoniano l’importanza strategica all’interno del sistema di comunicazione siciliano. Essa, passando da una sommità montuosa alla successiva, permette i collegamenti reciproci tra i centri abitati dell’area peloritana con i centri urbani posti sulla costa.

Abbandoneremo questa antica carrareccia dopo circa 75 km, per avviarci verso la Valle del Fiume Alcantara, sotto l’imponente vista del maestoso Monte Etna.

Da Messina, avviandoci sull’E1, raggiungiamo la prima importante vetta: Monte Dinnammare (1128 m.s.l.m.), presso cui sorge uno storico Santuario da cui si può godere il panorama dello Stretto di Messina; proseguendo oltre ci si immerge nel cuore di territori selvaggi e suggestivi, dove è quasi assente la presenza umana: le poche costruzioni che s’incontrano sono in gran parte ricoveri silvo-pastorali, o quelli realizzati dall’ente forestale siciliano; non mancano vecchie strutture militari: l’unico centro abitato che si incontra nei Monti Peloritani (già a circa 60 km da Messina), è Fondachelli-Fantina, suggestivo esempio dell’antica civiltà contadina peloritana

Se i Monti Peloritani presentano cime frastagliate e profonde valli, i Monti Nebrodi hanno l’aspetto di montagne più possenti, con profili dolci, essendo più alte e massicce. A caratte-rizzare l’area è la presenza di folti e antichi boschi (tra quelli attraversati, spicca per bellezza e importanza il Bosco di Malabotta); in questi territori sono frequenti aziende silvo-pastorali a conduzione familiare. Da citare il geosito dei Megaliti dell’Argimusco, rocce dolomitiche alte alcune decine di metri, le cui forme e posizionamento hanno dato luogo ad interpretazioni ricche di storia, mito, leggenda e … astronomia; sono raggiungibili con una deviazione di meno di un km dal sentiero E1.

Camminando per le creste di queste montagne si resta affascinati dal panorama: il fatto di tro-varsi tra due mari, lo Ionio e il Tirreno, e circondati da 8 vulcani (le Isole Eolie a nord, l’Etna a sud), dalla Calabria a est, le Madonie a ovest, la Valle Alcantara a sud., contribuisce a dare l’impressione di essere in volo sopra la Sicilia.

Scendendo dai Nebrodi si giunge nel paesino di Malvagna, porta della Valle del Fiume Alcan-tara. Essa è un vero gioiello in cui la natura si coniuga in modo sapiente e originale con storia, archeologia e etnografia: molte sono le vestigia di antichità presenti, tra cui castelli posti a protezione della Valle, monasteri, chiese bizantine e medievali, e resti archeologici preistorici.

Protagonista di questo tratto è il fiume Alcantara che con il suo vorticoso scorrere sulla roccia lavica levigata dall’acqua, è una vera gemma incastonata nel cuore della Valle. L’Ente Parco Fiume Alcantara, unico parco fluviale siciliano, tutela quest’area.

Poco distante da Malvagna il sentiero E1 passa accanto a Monte Moio, un piccolo vulcano “fratello minore” dell’Etna. Splendidi e accoglienti i centri urbani della Valle, con la moltitudine di aziende vitivinicole e agricole.

Da Castiglione di Sicilia -uno dei più bei borghi d’Italia-, ci si immette definitivamente nel territorio etneo, che ci condurrà fino a Catania.

 

Tappa 1: Messina - Dinnammare - Rifugio Maressa

Dopo aver visitato il centro storico di Messina, ci si avvia in direzione della strada “Dorsale dei Peloritani”, percorrendo l’antico sentiero che ci conduce prima al monastero medievale della “Badiazza”, e successivamente a Colle S. Rizzo, nostro inizio del percorso sulla dorsale.

Da qui ci basta volgere lo sguardo per vedere il tirreno e le isole Eolie da un lato, e lo Ionio con la Calabria e l’Etna dall’altro. Il nostro percorso continua attraverso un bosco di Pini, verso sud fino a giungere in prossimità del Santuario di Dinnammare (1150 m.s.l.m.; visitabile con una minima deviazione), e infine –dopo altri 3 km- alla nostra meta: il rifugio “Case Maressa”.

Lunghezza 18 km.

dislivello: salita/discesa 1300 mt/ - 200 mt.

quota minima 5 mt - quota massima 1050 mt.

 

 

 

Tappa 2: Rifugio Maressa – Casa degli alpini

 

Dal rifugio “Case Maressa” il nostro viaggio prosegue costeggiando la torretta forestale di avvi-stamento, simpatica costruzione in architettura povera locale. In un continuo Sali scendi lungo le creste montuose che costituiscono la dorsale dei Peloritani, superiamo il rifugio San Caloge-ro, mentre con lo sguardo possiamo già ammirare Monte scuderi, montagna di roccia dolomitica cui tante leggende hanno contribuito ad avvolgerla in un alone di mistero (è raggiungibile con una deviazione di 5 km). Si arriva, infine al rifugio “Casa degli alpini”, in parte diroccato.

Lunghezza 15,5 km.

dislivello: salita/discesa 800 mt/- 920 mt.

quota minima 845 mt quota massima 1040 mt.

 

 

 

Tappa 3: Casa degli Alpini – Posto Leoni

 

Il nostro cammino parte da Casa degli Alpini, per proseguire lungo la dorsale dei Peloritani; in questo tratto l’E1 si presenta con un territorio più aspro, meno boscato, ma ricco di splendidi scorci sulle valli che digradano in direzione del Mar Tirreno e il Mar Ionio.

Una volta superato Monte Poverello - e sempre seguendo la cresta montuosa – incrociamo sulla destra il bivio che conduce a “Posto Leoni”: quest’ area attrezzata, raggiungibile allontanandosi di un kilometro dalla traccia dell’ E1, è uno splendido terrazzo panoramico sul Mar Ionio, ed è impreziosita da un lago artificiale, una piccola capanna per il ricovero, acqua, tavoli e punti fuoco.

lunghezza 15,5 km.

dislivello: salita/discesa 950 mt/ - 750 mt.

quota minima 840 mt quota massima 1210 mt.

 

 

 

 

 

Tappa 4: Posto Leoni – Fondachelli – Fantina

 

Da Posto Leoni ci si immette sulla dorsale Peloritana: stiamo per percorrere un tratto dove la copertura boschiva si fa più fitta (la vegetazione è costituita in gran parte da Pini) e il sentiero è ampio e ben battuto. A circa 6 km, s’incontra il bivio presso Portella Femmina Morta, dove imboccheremo la direzione sud (sinistra). Lasciandosi alle spalle la vista sulle Isole Eolie e il Mar Tirreno, si raggiunge Pizzo Vernà (1274 mt), importante Montagna Peloritana, e lo si su-pera camminando lungo il suo versante nord; in prossimità del paese di Fondachelli Fantina, si abbandona la traccia principale (dorsale peloritana), imboccando sulla destra la strada asfaltata che conduce nella valle del torrente Patrì; si raggiunge così l’abitato di “Figheri”, e quindi il paese di Fondachelli, caratteristico centro rurale incuneato nei Monti Peloritani. Lo spettacolo della vista panoramica della Rocca di Novara (o Salvatesta) – soprannominata il “Cervino di Sicilia” – accompagna l’escursionista in questo tratto.

lunghezza 19,5 km.

dislivello: salita/discesa 750 mt/ -1160 mt.

quota minima 930 mt quota massima 1190 mt.

 

 

 

Tappa 5: Fondachelli-Fantina – Bosco Malabotta

 

Da Fondachelli, sotto la maestosa presenza della Rocca di Novara si segue la SS 185 che con-duce a Sella Mandrazzi. In questo tratto il percorso si trova coperto da uno splendido bosco di Pini; imboccando nuovamente lo sterrato, ci si immette nella catena montuosa dei Nebrodi, di cui cominciamo a percorrere la Dorsale, in direzione del Bosco di Malabotta, tra le più sugge-stive aree forestali nebroidee. In questo tratto la serie di pale eoliche poste sulla cresta montuo-sa accompagna il cammino dell’escursionista. Splendidamente si stagliano nel panorama l’Etna, il Mar Tirreno e le Isole Eolie e la Valle dell’Alcantara.

Lunghezza 15,5 km.

dislivello: salita/discesa 1150 mt/ - 534 mt.

quota minima 610 mt quota massima 1240 mt.

 

 

 

Tappa 6: Bosco Malabotta – Malvagna

 

In prossimità dell’altipiano dell’Argimusco (i cui Megaliti, ricchi di storia e leggenda, sono raggiungibili con una piccola deviazione), ci si immerge nel cuore del fitto e suggestivo Bosco di Malabotta. Questa Riserva Naturale Orientata, affascina per le sue tonalità e colori quasi fia-beschi, e per i numerosi ruscelli che attraversano la fitta foresta; all’interno del bosco spiccano per bellezza e maestosità i “Patriarchi”, i pluricentenari alberi di roverella, con alcuni esemplari del diametro di oltre due metri. Con uno sguardo sull’Etna di fronte e le creste montuose all’orizzonte, si scende in Valle Alcantara, raggiungendo il tipico paese di Malvagna, al quale si accede camminando su un’antica trazzera riadattata a pista ciclabile. Spiccano su un’altura posta all’ingresso del paese i ruderi del convento dei frati minori.

Lunghezza 11,4 km.

dislivello: salita/discesa 400 mt/ - 920 mt.

quota minima 690 mt quota massima 1330 mt.

 

 

Tappa 7: Malvagna - Castiglione di Sicilia

 

Dall’abitato di Malvagna si volge in direzione di Monte Moio (antico cono vulcanico visitabile con una breve deviazione), e quindi si giunge all’abitato di Moio Alcantara. Sul ponte stradale che attraversa il Fiume, si può apprezzare la bellezza e unicità dell’acqua del fiume che scorre sul suolo lavico; camminando in questo tratto si rimane colpiti dalle lave di tipo hawaiano relative a un’eruzione protostorica, dette di Milocchita; dopo un breve tratto in asfalto s’imbocca una via sterrata che, costeggiando il corso dell’Alcantara e la vecchia ferrovia Alcantara – Ran-dazzo, giunge dapprima all’ antica chiesa bizantina di Santa Domenica, e successivamente alle piccole gole, pregevoli laghetti e cascatelle create dallo scorrere millenario del fiume Alcantara. In questo tratto sono caratteristici gli antichi casali e palmenti sorti sul fertile suolo della Valle.

Seguendo un’antica trazzera si sale quindi al paese medievale di Castiglione di Sicilia, che, con il suo castello dell’XI sec., domina la vallata.

Lunghezza 14 km.

dislivello: salita/discesa 340 mt/ - 460 mt.

quota minima 390 mt quota massima 690 mt.

 

 

 

Tronco Etna

 

Ciò che colpisce l’escursionista che giunge sulla porzione etnea dell’E1, è la grande varietà di paesaggi. Difatti l’Etna è il vulcano più alto d’Europa - tra i più attivi e studiati al mondo ma, con i suoi 3340 mt, è anche una possente montagna dai fattori climatici e ambientali molto variegati. Camminando sull’Etna ci si può, per un istante, dimenticare di trovarvisi, e, a seconda dello scenario, credere di essere in un bosco delle Alpi o della Scandinavia, o nelle lande vulcaniche dell’Islanda o delle Hawai, oppure in qualche steppa euroasiatica.

Questi differenti ambienti naturali si alternano tra di loro sia in modo improvviso che più sfumato, ma sempre con grande originalità e unicità.

Il trekking sull’Etna è reso ancora più suggestivo dagli spettacolari panorami che si offrono all’escursionista: essendo la principale montagna siciliana, da qui si gode della vista di gran parte della Sicilia: le catene montuose dei Nebrodi e Peloritani, le isole Eolie e il Mar Tirreno, la costa ionica e la Calabria, le valli dei Fiumi Alcantara e Simeto, i Monti Iblei ed Erei.

Buona parte del tratto etneo dell’E1 si snoda in territori incontaminati situati all’interno del Parco regionale dell’Etna (“Patrimonio dell’umanità” Unesco dal 2013). Il percorso si snoda tra lave pahoehoe (dette anche cordate), numerose grotte di scorrimento lavico, costellazioni di coni vulcanici antichi e recenti, rifugi in pietra lavica, una vegetazione sempre varia, che è a volte fittissima e altre volte rada (a seconda dell’età del suolo vulcanico), tra una costante alternanza di lave nuove e vecchie.

Lungo il percorso riscontriamo spesso le tracce dell’arcaico rapporto dell’uomo con il territo-rio: non è raro passare accanto a coltivazioni a frutteto, casali, ovili e rifugi di pastori e carbonai.

L’area metropolitana di Catania - in cui la presenza dell’uomo risale a tempi antichissimi - è molto urbanizzata ed è caratterizzata dalla costante contiguità tra case e lava, che ha dato luogo a suggestive architetture in cui grande protagonista è la roccia magmatica etnea, sia nella forma più grezza (come ad esempio nei muretti a secco) che in quella lavorata e scolpita delle architetture e sculture. I numerosi centri urbani presenti lungo il percorso, furono spesso nei secoli passati toccati dalla lava dell’Etna, e sono una testimonianza del forte legame presente tra i figli del vulcano e ”a Muntagna” così l’Etna è chiamata dai locali – madre buona che dona fertilità e ricchezza, ma che a volte “brontola”.

L’area etnea si conclude a Catania, importante città siciliana tra le prime colonie greche di Sicilia, il cui centro storico è impreziosito da resti greco-romani e medievali, e da edifici e monumenti in barocco siciliano, che nel 2002 hanno ottenuto l’inserimento da parte dell’Unesco nella lista dei Patrimoni dell’umanità.

Nel 1669 in prossimità di Piazza Duomo a Catania è giunto il più estremo lembo di lava dell’Etna in direzione sud. Da qui in poi inizia la Playa, una costa sabbiosa ricca di lidi balneari che introduce alla Piana di Catania. Quest’area alluvionale, costituita da roccia erosa dallo scorrere delle acque dei tanti fiumi, fra cui il Simeto e il Dittaino, è ricchissima di floride coltivazioni tra cui spicca quella delle arance rosse di Sicilia. Il suolo è particolarmente fertile, in quanto riceve la sabbia trasportata dal vento durante le eruzioni dell’Etna. Lungo questo tratto, merita sicuramente una visita la riserva orientata “Oasi del Simeto”, luogo naturalistico importante per la sosta della migrazione dell’aviofauna e per la biosfera palustre presente. Dalla Piana di Catania, si arriva a Lentini (tra le più antiche colonie greche in Sicilia), ideale porta d’ingresso dell’area dei Monti iblei.

 

 

 

Tappa 8: Castiglione di Sicilia – Piano Pernicana

 

Da Castiglione di Sicilia, il sentiero E1 prosegue in direzione sud, seguendo per alcuni chilo-metri un’antica traccia ferroviaria che s’immerge in un bosco di castagni, noccioli e querce.

Una volta giunti alla strada statale 120, presso l’antica stazione di Cerro, si imbocca una strada sterrata che, attraverso brulle lave recenti, conduce alle pendici dell’Etna. Oltrepassando la stra-da provinciale chiamata “Quota Mille”, ci si immerge nel cuore dell’ambiente incontaminato tutelato dal “Parco dell’Etna”.

In prossimità della Caserma Pitarrone, si può decidere di sostare usufruendo dei rifugi e risto-ranti di Piano Pernicana, posti sulla strada asfaltata “Mareneve”.

Lunghezza 17,2 km.

dislivello: salita/discesa 215 mt/- 1040 mt.

quota minima 550 mt quota massima 1400 mt.

 

 

 

Tappa 9: Piano Pernicana – Bosco La Nave

 

Da Piano Pernicana si segue la Pista Altomontana, traccia che circonda quasi interamente l’Etna ad una altezza compresa tra i 1400 e 2000 mt., e permette di apprezzare tutte le emergenze naturalistiche del vulcano più alto d’Europa: s’incontrano infatti numerosi coni vulcanici secondari sia recenti che antichi; colate laviche di varie epoche che si alternano a fitti e antichi boschi; grotte vulcaniche e rifugi. I suggestivi panorami dei monti Peloritani e Nebrodi, e gli scorci su Taormina, sulla Calabria e la Valle Alcantara, fanno da cornice all’escursionista, infondendo un interiore senso di serenità.

Una volta superato il Rifugio Santa Maria, un single track che passa sopra la colata lavica del 1981 ci conduce al rifugio di Monte Spagnolo, e da questo al Bosco “La Nave”, dove con una deviazione di 300 metri, si può sostare presso l’omonimo rifugio.

lunghezza 15,8 km.

dislivello: salita/discesa 650 mt/- 740 mt.

quota minima 1380 mt quota massima 1715 mt.

 

 

 

Tappa 10: Bosco la Nave – Filiciusa Milia

 

Proseguendo sulla pista altomontana, si cammina immersi negli antichissimi boschi di Maletto; occasionalmente il bosco di alti pini larici è interrotto dalle recenti colate, dando spazio alla maestosa sagoma dell’Etna. Superato Il Rifugio di Monte Scavo, il camminatore può apprezzare la spettacolare vista dei numerosi coni vulcanici disseminati sul versante ovest, che si stagliano sull’orizzonte (e che sono raggiungibili percorrendo la alternativa panoramica di Piano delle Ginestre, che ci porta al rifugio gestito “Piano dei Grilli”, per poi farci ritornare sul tracciato dell’E1).

Costeggiando diversi coni vulcanici sia antichi che relativi ad eruzioni del XIX sec., tra grotte e capanne in paglia, si giunge a quasi 2000 mt d’altezza presso monte Palestra. Da qui si scende, in direzione di Piano della Galvarina, dove sorge l’omonimo rifugio adiacente ad un Hornitos vulcanico. Proseguendo, il percorso attraversa un bosco di pini larici, fino a giungere infine al cancello demaniale detto Filiciusa-Milia - versante sud etneo. In questo tratto il sentiero E1 sfiora la colata lavica del 2003, che si è fermata a pochi metri dalla pista altomontana.

Lunghezza 16,6 km.

dislivello: salita/discesa 430 mt/- 620 mt.

quota minima 1470 mt quota massima 1980 mt.

 

 

 

Sentiero Panoramico Alternativo 1 (SPA/1): gli antichi coni di Etna Ovest

 

Da Monte Scavo, un percorso alternativo panoramico può permettere di visitare una delle aree più naturali e ricche di paesaggi dell’Etna: il versante ovest.

Dal Rifugio di Monte Scavo si lascia il sentiero E1 principale per imboccare un sentiero in single track sulla destra che conduce verso Monte Egitto. Dopo aver attraversato interessanti lave cordate (lave pahoehoe) e grotte a pozzo, giungiamo a Monte Egitto, sulla cui sommità si possono visitare le querce pluricentenarie. Si prosegue attraversando recenti lave e numerosi coni vulcanici (Monte Lepre, Monte Arso, Monte Ruvolo) fino a giungere a Piano delle ginestre, chiamato così per la folta presenza di questa imponente pianta endemica.

Giunti a Piano dei Grilli si può sostare nel Rifugio Piano dei Grilli (vedi scheda punto amico), oppure decidere allungare per Bronte (5 km) per dormire in uno dei punti amici indicati.

In alternativa sono presenti nella zona alcune capanne in paglia molto minimali.

Si prosegue costeggiando Monte Minardo, entrando così nell’antico Bosco di Centorbi (in prevalenza lecci). Il percorso sale nuovamente verso le zone alte dell’Etna costeggiando molti crateri vulcanici. Superato Monte Albano si volge a destra in direzione di Monte Fontanelle e quindi si giunge a contrada Milia. Qui ci si ricongiunge al sentiero E1.

lunghezza 25 km.

dislivello: salita/discesa 1080 mt/- 1110 mt.

quota minima 1110 mt quota massima 1740 mt.

 

 

 

Tappa 11: Filiciusa Milia – Nicolosi

 

Dal cancello Filiciusa - Milia cominciamo la discesa del versante sud dell’Etna, che ci porterà fino a Nicolosi: attraversiamo inizialmente il fitto bosco di pini di Monte Serra La Nave, per poi vedere apparire come d’incanto l’affascinante vista del Golfo di Catania e la costa del siracusano che si stagliano in direzione sud; alle nostre spalle le aree sommitali etnee, spesso fumanti, accompagnano l’escursionista nella sua discesa; anche qui colpisce il continuo alternarsi di lave recenti e di boschi; attraversata la colata del 1983, entriamo nel suggestivo territorio di Belpasso, ridente cittadina posta a scacchiere sulle lave etnee; presso Monte Manfrè e Monte San Leo si entra nei boschi a prevalenza di castagni, pini e querce; le cave di pietra lavica e la vista dei Monti Rossi (eruzione 1669) annunciano l’arrivo a Nicolosi, non senza essere prima transitati davanti all’antico Monastero Benedettino (XII sec.) di San Nicolò la Rena, oggi sede dell’Ente Parco dell’Etna.

Lunghezza 14,8 km.

dislivello: salita/discesa 135 mt/- 1120 mt.

quota minima 690 mt quota massima 1705 mt.

 

 

 

Tappa 12: Nicolosi – Catania

 

Da Nicolosi si attraversano alcuni dei tipici centri abitati pedemontani etnei, (Massa Annunziata, Mascalucia, Gravina), spesso cresciuti intorno ad antichi crateri vulcanici. Nel cammino verso Catania, si possono apprezzare le tipiche e caratteristiche “chiese nere” in pietra lavica, le antiche case rurali e i palmenti, a testimonianza del millenario legame tra gli uomini e il Vulcano, Si fa quindi ingresso a Catania, grande città cresciuta alle pendici dell’Etna, il cui centro storico è celebre in tutto il mondo per gli edifici Barocchi in bicromia di pietra bianca iblea e pietra lavica etnea; accanto ad essi sorgono monumenti di epoca greco-romana e medievale. Superata la città di Catania si volge alla Plaja, spiaggia sabbiosa che segue la Piana di Catania.

lunghezza 16,5 km.

dislivello: salita/discesa 85 mt/- 780 mt.

quota minima 8 mt quota massima 700 mt.

 

 

 

Tappa 13: Catania – Carlentini

 

Da Catania, seguendo l’area balneare in sabbia, denominata “Playa”, ci si immette nella Piana di Catania; camminando sulla SS 114 per alcuni chilometri s’incontra il ponte “Primosole” posto sul Fiume Sime-to; da qui si può visitare la riserva naturale “Oasi del Simeto”, che tutela il territorio adiacente alla Foce del principale fiume siciliano; si prosegue ancora lungo la SS 114, superando il Fiume San Leonardo, finché, giunti al termine della Piana di Catania, in prossimità di Agnone Bagni, si lascia la strada principale e si segue la S.P 47. In questo tratto è splendido il panorama costellato di agrumeti, sullo scenario dell’Etna e del Golfo di Catania.

Seguendo la strada si giunge in prossimità della città di Lentini, tra le prime colonie greche di Sicilia (è presente un’area archeologica visitabile), e quindi si entra a Carlentini, fondata nel XVI secolo in onore dell’imperatore Carlo V.

lunghezza 34 km.

dislivello: salita/discesa 410 mt/- 220 mt.

quota minima 1 mt quota massima 200 mt.

 

 

 

 

Tronco Iblei

 

ella parte Sud-orientale della Sicilia, superando la Piana di Catania, si estende un altopiano collinare,il massiccio calcareo-marnoso dei Monti Iblei. Risalente al periodo del Miocene,il cosiddetto Plateau degli Iblei è caratterizzato dalla presenza di rilievi dolci, incisi da numerosi fiumi e torrenti che hanno scavato profonde gole indicative dell’antichità del fenomeno carsico che caratterizza l’area.

La cima più alta di questo massiccio è Monte Lauro (986 m.s.l.m.), un antichissimo vulcano sottomarino ormai spento. Vi si può giungere con una deviazione dal sentiero E1. La particolarità di quest’area è quella di essere costituita in prevalenza da roccia lavica,dovuta ad eruzioni sottomarine del miocene.

Nell’area iblea il sentiero E1 attraversa alcuni centri urbani caratteristici, che esprimono le tradizioni, la storia e la cultura siciliana. Molti di essi sono stati inseriti nella World Heritage list dell’Unesco grazie ai tesori architettonici in barocco siciliano ivi presenti; tuttavia il territorio dei Monti Iblei è impreziosito da numerosissimi resti archeologici di epoca preistorica, greco-romana, bizantina e medioevale, spesso situati al di fuori dei centri urbani. L’escursionista che percorre il sentiero E1 e attraversa le cittadine di Carlentini, Ferla, Cassaro, Palazzolo Acreide, Buccheri (quest’ultimo con un sentiero alternativo), ha al contempo l’opportunità di conosce-re degli splendidi esempi di centri urbani ricchi di storia e cultura siciliana e di poter sostare e approvvigionarsi.

Ciò che rende spettacolare questo tratto dell’E1, sono gli splendidi scorci panoramici che si aprono verso le cave e canyon calcarei (ad esempio presso Pantalica e Cava del carosello, i cui colori bianco-giallo si uniscono sapientemente al blu del Mare sullo sfondo; in questi veri e propri scrigni di bellezza naturalistica e archeologica, agli inizi del ‘900 il trentino Paolo Orsi ha condotto campagne di scavo che hanno portato alla luce preziose testimonianze di antichi popoli e culture.

L’ultimo centro urbano che s’incontra sulle alture dei Monti iblei è Noto, “Capitale europea del Barocco”. Lo straordinario impianto urbano barocco -pianificato a tavolino dopo il grande terremoto del 1693, è costituito da strade intervallate da scenografiche piazze ed imponenti scalinate che raccordano terrazze a casupole, con sontuosi palazzi e chiese costruiti con la dorata pietra locale riccamente intagliata che sono valse alla città di Noto l’appellativo di “Il giardino di pietra”.

Da Noto si giunge nuovamente sulla costa, presso l’omonimo lido, per poi attraversare l’oasi Faunistica di Vendicari, importante riserva per l’avifauna, per la presenza di pantani che fungono da luogo di sosta per le rotte migratorie; sono presenti anche resti storico archeologici, quali una chiesa bizantina (la Trigona), una necropoli greco-ellenistica, una antica tonnara, la Torre Sveva, la Villa romana del Tellaro. Attraversati i caratteristici centri marinari di San Lorenzo e Marzamemi, si inizia a scorgere il Castello e la Tonnara di Portopalo di Capo Passero, a cui giungiamo alla fine del nostro viaggio; di fronte all’isola di Capo Passero è posta la targa celebrativa del sentiero E1.

Quest’area pianeggiante che costituisce la propaggine più a sud dell’Isola è caratterizzata da pregevoli coltivazioni agricole con prodotti d’eccellenza, tra cui spicca il pomodoro di Pachi-no. Importante è anche la tradizione marinara, legata alla pesca con piccole imbarcazioni. Gli splendidi prodotti agricoli e ittici donano alla cucina locale un sapore intenso e tipico.

 

 

 

Tappa 14: Carlentini – Pedagaggi

 

Dal Parco archeologico di Lentini si segue la S.P. 9. che conduce fuori da Carlentini, finché non si imbocca una piccola strada sulla destra che sale sul fianco di Monte Pancali. Si raggiunge in tal modo la S.P. 32 che conduce a Pedagaggi.

Dal Parco archeologico di Lentini si segue la S.P. 9. che conduce fuori da Carlentini, finché non si imbocca una piccola strada sulla destra che sale sul fianco di Monte Pancali. Si raggiunge in tal modo la S.P. 32 che conduce a Pedagaggi. Ancora due km circa e, in prossimità di un impianto fotovoltaico, s’imbocca un sentiero sulla destra che si inerpica sulle colline: in questo tratto è davvero suggestivo il panorama verso l’Etna e il Lago di Lentini; guardando in direzione sud si possono osservare i “Cugni di Peda-gaggi”, formazioni geologiche in parte di pietra lavica di notevole interesse.

Si scende a fondo valle e si prosegue fino ad intercettare la mulattiera che porta al cimitero di Pedagaggi e al centro abitato.

lunghezza 18 km.

dislivello: salita/discesa 400 mt/- 530 mt.

quota minima 190 mt quota massima 500 mt.

 

 

 

Tappa 15: Pedagaggi – Ferla

 

Dal centro del paese si imbocca la Regia Trazzera che sale in direzione della provinciale SR 5; la si attraversa e si prosegue lungo l’antica mulattiera che conduce a contrada “Lario Murro”.

Questo sentiero conduce all’interno di una riserva forestale, portando l’escursionista fino a una quota di circa 750 mt; lungo il percorso si possono osservare a sinistra i rilievi di Monte Santa Venere e a destra le macchie boschive di Valle cupa. Il tracciato presenta notevoli solchi su arenaria, segno di secoli di passaggi di carri e animali.

Si prosegue fino a incrociare e superare la SP 29; in questo tratto il sentiero E1 si sviluppa su altopiani coltivati a seminativi, giungendo, dopo circa 1h di cammino, presso il Canyon di Cava Calanca; si risale quindi verso Ferla, centro urbano che è anche la meta della tappa odierna. Da Ferla è possibile visitare la riserva naturale di “Pantalica, Valle dell’Anapo e Cavagrande”, sito di grande importanza archeologica e naturalistica.

lunghezza 13 km.

dislivello: salita/discesa 600 mt/- 410 mt.

quota minima 330 mt quota massima 590 mt.

 

 

 

Sentiero Panoramico Alternativo 2 (SPA/2): Buccheri - Monte Lauro

 

Lasciato Pedagaggi, si può optare per un sentiero panoramico alternativo che permette di visitare la città di Buccheri e Monte Lauro, la cima più alta dei Monti Iblei (986 mt).

Ci si immette nel demanio boschivo di Monte santa Venere, e, passati accanto al Rifugio chiuso “Santa Venere”, si scende fino a Valle Cupa, dove è presente l’antica chiesa di Sant’Andrea (del XIII sec), visitabile con una piccola deviazione.

Si sale quindi in direzione di Buccheri, dove si può sostare per la notte.

Questo centro ibleo merita una visita con i suoi suggestivi edifici barocchi e resti medievali e le tipiche case e strade antiche in stile siciliano.

Si prosegue entrando nel demanio forestale di Monte Contessa, intorno a Monte Lauro. Sugge-stivi, sono i panorami delle vallate, dove si notano incastonati sulle alture gli altri centri urbani confinanti.

Si prosegue scendendo nella Valle del Fiume Anapo, fino a giungere in prossimità della stazione di Palazzolo Acreide, dove si intercetta il percorso principale del sentiero E1.

lunghezza 26 km.

dislivello: salita/discesa 1150 mt/- 1100 mt.

quota minima 460 mt quota massima 970 mt.

 

Tappa 16: Ferla - Palazzolo Acreide

 

Dopo aver percorso per tutta la sua lunghezza la via Vittorio Emanuele di Ferla e aver ammira-to le bellissime chiese in stile Barocco, si esce dal paese e ci si immette sulla destra su un sentiero che scende nella Valle del fiume Anapo. Attraversato il fiume, troviamo la Riserva Naturale di Pantalica. Da qui si imbocca sulla destra la strada battuta che segue il percorso di una tratta ferroviaria dismessa, andando in direzione della vecchia stazione di Palazzolo Acreide. Questa strada sterrata si snoda lungo i meandri del Fiume Anapo, offrendo splendide vedute sulle pareti del Canyon, che si presenta ricoperto da florida vegetazione.

Alcuni tratti del percorso attraversano gallerie ferroviarie; per l’acqua ci si può rifornire di acqua presso la “Sorgente Catania”. All’altezza della antica stazione ferroviaria di Palazzolo, si svolta a sinistra e si sale fino a raggiungere la città di Palazzolo Acreide.

lunghezza 15 km.

dislivello: salita/discesa 600 mt/- 480 mt.

quota minima 370 mt quota massima 690 mt.

 

 

 

Tappa 17 Palazzolo - Cava Manchisi

 

Uscendo dal centro di Palazzolo Acreide, lasciata la via IV Novembre, si segue per un breve tratto la SS 124, che si lascia per imboccare una strada sterrata che cammina parallela alla SS 287, volgendo in direzione di Noto. Il percorso dell’E1 in questo tratto si sviluppa su un altopiano che digrada leggermente verso il mare, senza presentare particolari dislivelli. Rara è la copertura boschiva, essendo aree dedicate alle coltivazioni e al pascolo. Da notare i bagli e i casali rurali costruiti nella bianca pietra che caratterizza l’area iblea, e i frequenti i muretti a secco che delimitano gli “enfiteusi”, un’antica divisione dei terreni feudali risalente al XV secolo.

Il sentiero scende all’interno di uno dei tanti Canyon che caratterizzano l’area iblea (Cava Pianette).

Superate Case Judica, si intercetta la S. P 80. Qui si può decidere di proseguire e sostare in uno degli agriturismi della zona, oppure raggiungere Canicattini Bagni con una deviazione di 5 km seguendo la S.P. 14.

lunghezza 12 km.

dislivello: salita/discesa 160 mt/- 370 mt.

quota minima 450 mt quota massima 660 mt.

 

 

 

Tappa 18 Cava Manghis - Noto

 

Il sentiero E1 prosegue costeggiando il lato sinistro del fiume Manchisi, all’interno dell’omoni-ma valle, intercettando per un breve tratto la SS 287.

Seguendo un sentiero sterrato, si intercetta la S.P. 64 che conduce alla porta d’ingresso di Noto Antica. Ci troviamo all’interno di un sito storico-Archeologico di notevole importanza che accoglie resti archeologici della citta di Noto a partire dai tempi preistorici e della fondazione greca, fino alla distruzione dell’abitato a causa del terremoto del 1693. Una volta entrati si possono ammirare i resti del Castello Reale di Noto. Proseguiamo scendendo nella Cava del Carosello. Il corso d’acqua ivi presente, alimentato da sorgenti perenni, ha fornito lavoro e sostentamento a tutta la popolazione di Noto Antica con i sui mulini e le sue concerie per la lavorazione delle pelli, anche dopo la distruzione della città. Intercettata una strada asfaltata secondaria, dopo pochi km si raggiunge l’abitato della settecentesca Noto, costruita dopo il terremoto del 1693 nello stile del Barocco siciliano e dichiarata Patrimonio dell’UNESCO.

Lunghezza 21,5 km.

dislivello: salita/discesa 440 mt/- 770 mt.

quota minima 100 mt quota massima 500 mt.

 

 

 

Tappa 19 Noto – Marzamemi

 

Lasciando Noto, si volge verso la costa raggiungendo il Lido di Noto. Qui si cammina a fianco di bellissime spiagge di sabbia chiara, che ci conducono fino all’Oasi Faunistica di Vendicari, caratterizzata da un’interessante avifauna di migrazione. costeggiamo la spiaggetta di Calamosche, camminando accanto a Pantano Piccolo, dove è presente un punto di osservazione dell’aviofauna. Dopo circa 1 Km da questo si giunge in prossimità della Torre Sveva e della Tonnara di Vendicari, dove è situato uno dei punti di osservazione di Pantano Grande, vero santuario per gli appassionati di birdwatching. Procediamo verso sud costeggiando la spiaggia, sito di deposizione per la tartaruga Caretta Caretta. Camminando sulla lingua di terra che separa il Pantano Grande dal mare, passiamo adiacente alla Trigona Bizantina e alla piccola necropoli. Attraversando l’abitato di San Lorenzo, arriviamo a Marzamemi.

lunghezza 26 km.

dislivello: salita/discesa 320 mt/- 440 mt.

quota minima 1 mt quota massima 120 mt.

 

 

 

Tappa 20 Marzamemi – Capo Passero

 

Visitato il centro storico e la tonnara di Marzamemi, continuiamo verso sud, seguendo la Stra-da Provinciale 84, finché non troviamo il segnale per deviare sul sentiero che segue la costa.

Camminando si inizia a vedere l’Isola di Capo Passero stagliarsi in lontananza. Il bel castello di Portopalo, costruito in mattoni rossi, annuncia l’approssimarsi del centro abitato.

Poco prima di giungervi è possibile ammirare l’antica tonnara ellenistica, le lave basaltiche risa-lenti al Cretaceo e le catacombe paleocristiane. Si entra in città costeggiando alcune tipiche case marinare. In Piazza dei due mari si può osservare la targa commemorativa del Sentiero Europeo 1.

lunghezza 16,5 km.

dislivello: salita/discesa 180 mt/- 190 mt.

quota minima 1 mt quota massima 120 mt.

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