IL SENTIERO DEL SASS DEL MUL

 

 

 

Severino Rungger gruppo escursionistico Pèdia davò Pèdia

 

Sul versante Rocchesano di Passo Fedaia, per chi ama la solitudine esiste un piccolo pezzo di paradiso: si tratta della zona più orientale del valico dove la Marmolada volge il suo versante verso il Ciamp d’Arei levigato dal ghiacciaio che - un tempo addossandosi alla Lastìa della Serauta - scendeva in Val Pettorina. Dalla rotabile lungo i tornanti che salgono da “Capanna Bill” al Ciamp de Lobia e al passo, alzando lo sguardo verso la regina delle Dolomiti è qui identificabile una solitaria e rotondeggiante asperità ai piedi della Serauta: ecco il Sass del Mul, residuo dell’azione esarativa glaciale, a tutta prima insignificante rilievo dominato da ben altri giganti, invero mèta privilegiata per una piacevole escursione tra flora, fauna, panorami, tracce glaciali e tanta storia della Grande Guerra.

Il Sass del Mul (denominazione di guerra) fu infatti una base di partenza per gli attacchi alla conquista della zona della Serauta, vigilato dagli Alpini del battaglione

 

Val Cordévole e Belluno*), unità formate per la maggior parte da valligiani. Come quasi in tutte le zone di confine, gli stessi difendevano le proprie famiglie e le proprie case ed erano - oltre che bravi soldati - i migliori conoscitori dei luoghi cui erano posti a guardia. L’importanza di questo caposaldo quotato 2301 m è quella di essere stato per un lungo periodo l’estrema postazione italiana, dalla quale - in più occasioni….

 

 

 

. nel corso del conflitto - gli Alpini tentarono inutilmente e con numerose perdite la conquista delle posizioni nemiche del Sass de le Ùndes e di Forcella a “V”.

La sommità di questa elevazione quotata 2301 m è raggiunta con un breve anello che ci conduce in un ambiente romito appena a lato di itinerari frequentatissimi sia in estate che in inverno, percorribile in poche ore di cammino dalla base di partenza del Ciamp de Lobia 1970 m (Ristorante “La Cianèl”• tel. 0437-722372); piccolo parcheggio privato); per chi volesse l’escursione si potrà dilatare ulteriormente raggiungendo le prime lingue del ghiacciaio della Marmolada che scende da Serauta.

 

* Le fasi dell’attacco nella notte sul 3 luglio 1916 in zona Serauta per la conquista della Forcella a “V” e del Sass de le Ùndes a firma del Colonnello Nicola De Maria, sono riportate nel libro “Con gli Alpini sulla Marmolada” di Arturo Andreoletti e Luciano Viazzi, (Mursia 1977). La sfortunata azione di un reparto ebbe avvio dal Sass del Mul: nessun obbiettivo venne raggiunto con gravi perdite.

***

Il percorso si situa in un’area apparentemente anonima ma invero ricca di spunti interessanti legati alla Natura e alla Storia; in particolare il tracciato sfrutta una mulattiera militare con ampi e mutevoli scorci panoramici su una messe di cime: Civetta, Pelmo, Antelao, Tofane, Sella Boè, Sassolungo e la Catena Mesola-Padon-Migogn. La mulattiera di guerra è ancora ben visibile nonostante i suoi 100 anni realizzata con eleganti tornanti e una capillare organicità verso i vari apprestamenti logistici e tattici ricavati sul ripido versante a forza di mine. Qui dal 1915 all’autunno 1917 sorsero i baraccamenti e le postazioni in galleria in vista del laghetto di Fedaia e della citata catena del Padon; al sommo del Sass del Mul era sotto tiro anche il Sass de le Ùndes dove arrivavano le gallerie più avanzate del nemico nascosto nella “Città di Ghiaccio”.

Per la discesa si potrà ritornare sui propri passi mentre per i più esperti converrà salire fino ad incontrare la pista da sci che in estate diventa una pista di servizio donde per questa a Passo Fedaia e al Ciamp de Lobia per chiudere l’anello. In caso di scarsa visibilità da nebbia evitare di salire oltre il Sass del Mul verso il ghiacciaio e ripiegare per la via di salita percorsa: il Soccorso Alpino ve ne sarà grato. Data la solidità della roccia, le gallerie dislocate sul percorso sono sicure: ci si potrà peraltro addentrare con la dovuta prudenza (al termine ci sono baratri non indifferenti); evitare di asportare tracce di guerra ampiamente diffuse dove maggiore era la presenza dei militari.

  

 

IL PERCORSO

 

Superato il primo tratto del Sentiero della Lepre*, ci si dirige sinistra verso la base del Sass del Mul, attraversando il pianoro verso l’evidente tabella posizionata a bordo pista. Da questo punto ci si immette sul sentiero che scende da Passo Fedaia e porta all’attacco della “Ferrata Eterna”; la traccia è ben evidente e si snoda tra la folta vegetazione arbustiva dell’ontano montano per poi piegare decisamente a sud: il segnavia bianco-rosso faciliterà l’individuazione del percorso e dei cambi di direzione.

Si oltrepassa il conoide del materiale di risulta qui scaricato durante i lavori della costruzione del tunnel d’ispezione della condotta che riporta l’acqua prelevata dall’invaso del lago del Fedaia per la produzione di energia elettrica nella centrale di Malga Ciapèla allorché la richiesta diminuisce. Il tratto è relativamente pianeggiante: usciti dalla vegetazione ci prendiamo il tempo di spaziare con lo sguardo sulle cime che piano piano si mostrano; la roccia che ci sovrasta assomiglia ad una grande bocca bavosa mentre a fianco del tracciato si risaltano degli stillicidi d’acqua che talvolta disegnano la roccia evidenziandola a strisce zebrate …..molteplici sono le sensazioni che possono colpire il visitatore, mentre in basso si delinea sempre più il serpentone d’asfalto della rotabile.

 

Si prosegue sempre seguendo il segnavia tracciato su questo largo colatoio ormai ben coperto da magro prato: finalmente una tabella ci immette sulla centenaria mulattiera militare che sale alla cima del Sass del Mul. In questo punto si diparte il sentiero per la “Ferrata Eterna” ma ugualmente ha inizio alla nostra sinistra il difficile itinerario di guerra che portava al Valon d’Antermoia e alla Serauta sottopassando le ripide rocce della Lastia protese verso i pascoli del Ciamp d’Arei.

Due agili tornanti del percorso verso il Sass del Mul conducono alla prima deviazione (a destra): qui è facilmente individuabile la prima galleria che domina il lago (si suppone fosse una postazione per la mitragliatrice); attorno sono numerosi i resti dei ricoveri logistici sapientemente costruiti dagli Alpini. Ritornando sui propri passi la mulattiera di guerra riprende a salire attraversando un tratto intagliato nella roccia; poco oltre ci si trova davanti un falsopiano protetto da un muro a secco parallelo alla catena Mesola-Padon; l’apprestamento era ugualmente fornito di un ricovero in roccia (probabile deposito munizioni) mentre altri resti nascosti al nemico si possono identificare qua e là. Ormai prossimi alla rotondeggiante culminazione, interessante infine una trincea in buono stato ci conduce ai 2301 m del Sass del Mul dove altri resti di nidi di mitragliatrice prendevano d’infilata le postazioni austro-ungariche del Sass de le Ùndes. Le opere di guerra sommitali sono evidenti: la trincea principale è praticamente intatta, contornata da un muro di difesa ben visibile; diffuse nei pressi le tracce di trincee diroccate e resti di manufatti ad uso logistico.

 

 

*Il “Sentiero della Lepre” dove ha avvio il nostro percorso è un tracciato ad anello ideato e manutentato dal gestore del ristorante/pizzeria “La Cianèl;. Il sentiero si snoda ad anello nel lariceto che contorna l’edificio (tabella con doppia dicitura); è un simpatico e facile percorso di carattere turistico - adatto alle famiglie con bambini curiosi di scoprire la natura - privo di dislivelli o difficoltà ma ricco di tracce di quel simpatico roditore dalle lunghe orecchie: non è raro al mattino o alla sera scorgerlo anche assieme a vari altri ungulati (cervi e caprioli) mentre le marmotte si ritroveranno nel loro habitat naturale in ambiente aperto.

 

 

UN PO’ DI GEOLOGIA

(Collaborazione G.Fontanive)

La Marmolada (Punta Penìa, 3343 m) detiene una indiscussa sovranità nel rilievo Alpino tra Isarco e Piave le con l’ormai classica denominazione di “Regina delle Dolomiti”, essendo la più alta tra le vette dei Monti Pallidi, dalla cui slanciata morfologia ampiamente diffusa peraltro si discosta per la semplice struttura dovuta a sovrapposizioni di varie placche tettoniche di età Neoalpina (Post-miocenica). Ciò ha provocato un aumento dello spessore orografico e dunque maggior altezza; considerando poi la conformazione del versante settentrionale moderatamente inclinato è facile comprendere come qui si sia potuto sviluppare il ghiacciaio più esteso delle Dolomiti. Sintomatica anche la morfologia che scende alla Conca di Passo Fedaia dove il raccogliersi delle lingue glaciali nel corso delle varie epoche ha suddiviso variamente la montagna separandone alcune zone da arditi setti longitudinali: il Sass de le Ùndes, il Sass de le Dódes e il Còl dal Buos nelle cui aree intermedie le lingue glaciali hanno agito con maggior forza approfondendo i solchi di discesa. Anche lo stesso Sass del Mul mèta della nostra escursione rappresenta i resti di uno sperone isolato orami quasi totalmente eroso dalla fiumana di ghiaccio che scendeva tra la Serauta e il Sass de Ùndes almeno fino a 10.000 anni or sono con imponente seraccata sul tratto maggiormente inclinato prima del Ciamp de Lobia e d’Arei. Il modellamento delle rocce di fondo è inequivocabile, con prevalenza di arrotondamenti montonati ed eleganti levigature su cui l’erosione meteorica ha successivamente disegnato varie forme di dettaglio che stimoleranno la fantasia dell’escursionista e l’interesse dello studioso.

Il Gruppo della Marmolada rappresenta una straordinaria potenzialità naturale oggi, con l’egida dell’Unesco, diventato Patrimonio dell’Umanità, in un significato che potrà portare ancora maggiore consapevolezza e dunque maggior rispetto ambientale.

 

 

 

 

 

Menu Utente

depaoladesign.com